Così poi.

Come una manciata di attimi, come se tutto fosse un poi. Sarebbe il tempo, a lui affiderei il mio piccolo scrigno di beltà emotive, a lui consegnerei i miei umori, i miei dolori, ma a lui chiederei perdono perché non sarebbe custode dei miei sentimenti.

Quelli, in un attimo, diventerebbero il mio poi.

Fili Invisibili

Davide era solo in macchina quella sera, stava aspettando e, come al solito, era in anticipo.

Dalla radio le note di Heroes di David Bowie gli sembrarono subito perfette, una disperata voglia di essere felice, gridare la propria rabbia. Era questo quello che sentiva. Erano le 18:45 di un giorno come tanti, uno dei tanti abitati dalla paura, le persone transitavano distratte, rannicchiate in abiti come corazze. Era febbraio, l’aria era fredda. Davide era stretto su se stesso, cercava di trattenere il calore, non disperderlo. Provava un senso di protezione, chiuso in macchina, in quegli spazi angusti, era alto ma riusciva a trovare l’incastro tra le sue lunghe gambe e i pedali della macchina. Manteneva un senso di controllo sul suo corpo, sul suo respiro che pareva venire su regolare, questo lo tranquillizzava molto. Mancavano ancora 15 minuti, troppi, non voleva arrivare tardi ma neanche tanto in anticipo, fumava una sigaretta, sembrava aspirasse pensieri, confusi, evanescenti come le nuvole di fumo in cui era immerso. Continua a leggere “Fili Invisibili”

Io, tu e la luna.

Potevo stupirmi di lei… la vidi lasciarsi andare a tarda ora, correre su per una delle rampe di scale rosso-drappeggiate, salirvi col diavolo alle spalle perdendo una scarpa poi l’altra e quel bracciale e dirigersi verso il terrazzo e una volta giunta denudarsi e lanciarsi in una danza silenziosamente sfrenata al chiaro di luna, agitarsi ritmicamente in una nuvola rossastra dei suoi capelli indefinitamente lunghi e rossi, non biondo rame o mattone, ma rossi come il sangue. Non potevo stupirmi e mi sembrò che anche la luna si mostrasse insolitamente tonda e vicina come a godersi quello spettacolo.